lunedì 18 dicembre 2017
Riduci
CONTEMPLANDO L'ALTARE


L'altare della chiesa di S.Andrea si ispira all'episodio evangelico della moltiplicazione dei pani raccontato da Giovanni 6. Gesù è seduto al centro su una pietra, in ginocchio davanti a lui il discepolo Andrea nell'atto di porgere un cesto con dei pani e dei pesci. Tutto intorno la folla, in mezzo alla quale ha una posizione di rilievo l'anonimo generoso donatore e alcuni apostoli.
Gesù seduto al centro è il maestro che parla e insegna e con la sua parola diventa nutrimento di coloro che ascoltano. La sua parola non è solo suono o concetto, coincide con la sua stessa persona: è carne e sangue e ora sta per diventare pane. Chi mangia di questo pane non conoscerà la morte. L'artista l'ha fissato con la bocca appena socchiusa come se Gesù non avesse bisogno di proferire parola. Del resto la Parola non ha bisogno di parole.
Andrea in ginocchio guarda il volto e le labbra del Maestro. Il tuo volto Signore io cerco, sembra dire. Ma anche: ecco tutto quello che abbiamo, due pani e cinque pesci. Poca cosa di fronte ai bisogni di tante persone. Se puoi fai qualcosa! Andrea ha le maniche rimboccate, presagio del lavoro che con gli altri undici dovrà fare per recuperare i cesti con gli avanzi, ma anche espressione di tutti i lavoratori che con il proprio lavoro collaborano a produrre pane e vino, materia indispensabile per la celebrazione dell'Eucarestia. Le braccia di Andrea sembrano continuare quelle del ragazzo che gli sta dietro. E' lui che ha messo a disposizione le cose che si era portato da casa. Gli evangeli non ce ne tramandano il nome; così può avere qualsiasi nome, anche il nostro nella misura in cui mettiamo a disposizione qualcosa.
Sono riconoscibili altri due apostoli, Pietro alla sinistra di Gesù: col braccio sospeso trattiene la folla ed invita al silenzio. Alle spalle di Gesù, Giovanni. E' ritratto nell'atto di girarsi. Forse stava parlando con qualcuno, forse sta facendo semplicemente da scudo a Gesù, per difenderlo dalla calca che lo circonda. Anche lui avverte che sta per succedere qualcosa e si gira. Ai lati del paliotto i due gruppi di donne catturano l'attenzione. Sono le più vicine a Gesù, insieme agli apostoli. Le due a sinistra sembrano l'icona della contemplazione. Sedute sui talloni, le braccia rilassate, osservano ogni cosa e, come Maria Madre di Gesù, la serbano gelosamente in cuore. A destra la donna che stringe a sé i figli sembra l'icona della compassione e della misericodia. Queste figure sono quasi in altorilievo. A questo punto il cerchio che si è creato intorno a Gesù e ad Andrea include anche l'assemblea che sta celebrandoi l'Eucarestia. Queste donne sono le ultime figure del bassorilievo e nello stesso tempo le prime persone dell'assemblea.
Il vero centro della raffigurazione è il canestro con i pani e i pesci. In realtà non sappiamo come siano stati presentati il pane e il pesce, se su un canestro o in qualche altro contenitore. Sicuramente gli evangeli parlano di canestri utlizzati per la raccolta e la conservazione dei pani avanzati, ma anche in questo caso più che oggetti effettivamente usati, i canestri potrebbero indicare unità di misura corrispondenti alla quantità di pane avanzato. Comunque sia, nel bassorilievo questo particolare è quanto mai opportuno perchè risulta speculare alla patena che sulla mensa dell'altare accoglie il pane consacrato che per la preghiera della Chiesa diventa Cristo morto e risorto per noi. Anche il pesce è un simbolo di Cristo perchè le singole lettere della parola greca formano una frase che vuol dire: Gesù Cristo Figlio di Dio salvatore. Il linguaggio allusivo dell'arte diventa così finestra aperta al mistero.
Un'ultima osservazione sulla tecnica dello stiacciato, che si ispira a Donatello. L'artista comprime le figure centrali sul piano di fondo e via via che procede verso il primo piano proporziona ad esse le altre figure, fino all'altorilievo delle figure laterali e di quelle di Gesù e di Andrea, che quasi sembrano uscire dal piano. Anzitutto notiamo che le figure compresse si deformano, acquistando in larghezza ciò che perdono in volume. Attraverso questa deformazione si esprime una sofferenza, uno spasimo che ha tutto lo spessore della fame di pane e di verità che ha portato questa gente a seguire Gesù. Senza quel desiderio sentito e sofferto la nostra partecipazione all'Eucarestia diventa sterile e vuoto ritualismo.

Don Roberto Ravazzolo     
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